martedì 8 settembre 2015

Camerino

Camerino. Ascolto Notre Dame. Canto.
Di nuovo, come una vita fa.

Sì perché sono passati tre anni da quando me ne sono andata da qui, tre anni in cui ho dovuto rimettere in sesto tante cose. Tre anni lunghi, difficili, tre anni che a volte sono sembrati interminabili. Ma anche loro, come tanto altro, sono finiti. Mi sono laureata, ho passato un’estate senza libri come non accadeva da anni, e ora sono di nuovo qui, a Camerino.
Ascolto Notre Dame. Canto.

Nulla sembra cambiato, eppure è cambiato tutto. Io sono cambiata. E in meglio: sono cresciuta, ho rivisto le mie priorità alla luce della meravigliosa persona che da quattro anni è al mio fianco giorno dopo giorno, mi sono arrovellata sulle decisioni da prendere e alla fine ho scelto la mia strada.

E ora che sono tornata, sono felice.
Felice perché si ricomincia. Felice perché ho un’altra occasione di dimostrare a me stessa, prima che agli altri, quanto valgo, senza più scuse o giustificazioni.
Felice perché sono a Camerino. Ascolto Notre Dame. Canto.

Via, si ricomincia, una nuova avventura che poi in fondo è sempre la stessa. Qualcuno c’è ancora, qualcuno non c’è più, qualcuno se ne andrà. Ma io sono qui, e questo ora è tutto quello di cui ho bisogno.


Passo, e chiudo.

martedì 28 ottobre 2014

Sempre caro mi fu...

...quest'idioma italiano.
Sì, perché stasera scendo in difesa della nostra meravigliosa lingua italiana.

Ammetto che sarebbe stata appropriata una piccola trattazione sulla sua storia: dal latino, al volgare toscano, all'italiano come oggi lo conosciamo; ma stasera proprio non ce la faccio: ho passato tutta la giornata - così come le precedenti - sopra i libri di Fisica della Materia/Meccanica quantistica (e lì, in effetti, di italiano non se ne vede molto), e non ho la forza né la lucidità mentale per fare un'approfondita ricerca.
E poi diciamocelo, non voglio difendere la lingua italiana per ciò che è stata - anche se, sicuramente, qualche parola in merito contribuirebbe a nobilitare ulteriormente la mia causa - ma per quello che è oggi: uno strumento con cui poter comunicare, ricco di parole dai plurimi significati, con una melodia e una grazia intrinseche che poche altre lingue hanno.

Ebbene, quello da cui voglio difenderla, stasera, per una volta, no, non è l'abbreviazione compulsiva e indiscriminata, né l'olocausto delle vocali, neanche la sostituzione coatta del per con la x e del ch con la k, non è il parlare per sigle incomprensibili tv1kdbxtlv e nemmeno lo scempio grammaticale al quale tutti noi siamo sempre più spesso così selvaggiamente sottoposti... no, stasera voglio difendere la lingua italiana... dall'INGLESE.

E non perché non sia fondamentale conoscerlo, e conoscerlo bene, ma perchè voi oggi non avete partecipato ad un meeting, ma ad una riunione; non avete fatto un brainstorming, avete collaborato con i vostri colleghi per trovare la soluzione ad un problema; non avete avuto una giornata full, la vostra è stata una giornata piena; non avete dato un feedback positivo, avete raccontato come qualcosa o qualcuno abbia fatto su di voi una buona impressione; non avete un background particolare, ma il vostro è stato un percorso fuori dall'ordinario.
Le soft skills sono le competenze trasversali; il Job's act è la riforma del lavoro, e la spending review è la revisione della spesa; un selfie è una foto che vi fate da soli; la mission di un'azienda rappresenta gli obbiettivi che questa si prefigge e il modo in cui tenta di perseguirli, e know-how significa competenze, cioè le conoscenze e le abilità che si richiedono per svolgere un lavoro; un workshop è un seminario di approfondimento, e potrei continuare ad elencare molti, troppi altri esempi.
Tante espressioni che oggi vanno per la maggiore, in realtà sono sempre state usate - badate bene, si lavorava anche prima della diffusione dell'inglese -  solo che adesso, inglese è figo, inglese è bello, che che noia l'italiano, così obsoleto e provinciale.

Beh, io la vedo così: più h al posto giusto, cq, c o q corrette, apostrofi e accenti quando servono, verbi coniugati bene e punteggiatura come se piovesse. Poi, semmai, l'inglese.

Passo, e chiudo.

P.S. Ringrazio l'Ingegnere per le nostre preziose conversazioni prima di dormire, questo post è nato proprio da una di quelle!

lunedì 20 ottobre 2014

Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta...

"Ma quindi, in pratica, 'sta meccanica quantistica... cos'è?"
Oppure, "Ma, alla fine, 'sta roba a che te serve?"
O ancora, "Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta..."
Se mi chiedessero di stilare una classifica delle domande più frequenti che ho ricevuto in questi ultimi 5 anni di fisica, queste vi rientrerebbero sicuramente, insieme all'onnipresente "Ma chi te l'ha fatto fa'?!".
Ebbene, premettendo che l'ultima questione me la sono posta io stessa svariate volte, e in tutta sincerità non credo che smetterò di farlo a breve, per il resto avrei delle riflessioni da fare.

Avete mai provato a chiedere ad un medico “Ma quindi, in pratica, 'sta colangite sclerosante primitiva... cos'è?” Probabilmente vi risponderà qualcosa del tipo “la colangite sclerosante primitiva è una malattia colestatica cronica caratterizzata da flogosi e fibrosi obliterativa dei dotti biliari intra e/o extraepatici.” Bene... avete capito qualcosa? Io no di certo, e a meno che non siate medici, credo nemmeno voi: il medico in questione dovrebbe spiegarvi cosa si intende per malattia colestatica cronica e dovrebbe dirvi cosa significa flogosi e fibrosi obliterativa, quantomeno. Perchè magari a capire, seppur vagamente, cosa sono i dotti biliari intra e/o extraepatici, ci arrivate da soli. 
E a quel punto sarebbe vostro imprescindibile obbligo morale ascoltare la sua risposta, perchè è stata una conseguenza alla vostra domanda. Ed è se non altro una questione di educazione ascoltare dopo aver chiesto. 
Quel medico non si è alzato la mattina con la voglia irrefrenabile di venire a cercarvi e allietarvi con la spiegazione della colangite sclerosante primitiva, certamente aveva meglio da fare.

Ecco, la stessa cosa vale per noi """scienziati"""(tra tante virgolette, perchè non c'è da allargasse troppo!): non si può rispondere ad una domanda del genere allo stesso modo di quando chiedete "Secondo te che mi metto?", "Guarda, fuori è fresco, metti una maglia e porta una giacca, per sicurezza". Ci sono dietro concetti un pelo più complessi, che non si possono riassumere in due parole. E diciamocelo francamente, il vostro più totale disinteresse quando parliamo – fidatevi, è evidente: sguardi al cielo, sbadigli mal celati, improvvisa incapacità di rimare fermi al vostro posto, rinnovato ingegno nel trovare un modo per introdurvi nel discorso e cambiare argomento – non ci sprona a cercare di trovare parole semplici e comprensibili, per quanto possibile, per farvi familiarizzare con qualche concetto; quando noi, ironia della sorte, saremmo ben lieti di farlo.

Prendiamo ad esempio un umanista: “Ma, alla fine, 'sta roba a che te serve?” Parliamoci chiaro, a nulla di pratico. I nostri nonni, meglio ancora i nonni dei nostri nonni, che magari lavoravano i campi, ignoravano qualsiasi interpretazione di poesia o prosa, probabilmente non potevano tener banco al pranzo della domenica con dissertazioni sul ruolo della luce nel Paradiso di Dante, e sicuramente non potevano infiammarsi su diatribe circa il riscatto o meno leopardiano ne “La ginestra”; non conoscevano la letteratura straniera, né la filosofia; nessuno gli ha mai spiegato cosa sia il noumeno, o l'io, l'es e il super io; eppure vivevano la loro vita portando in tavola i frutti della loro terra, circondati da figli e nipoti, e morivano sereni. E con ciò? Non foss'altro serva ad assecondare una passione, la vostra è una domanda inappropriata, inopportuna, indelicata.

Personalmente potrei chiedervi a che vi serve sfasciarvi ogni sabato sera fino a non ricordare più chi siete, o quale utilità possa avere andare in giro con 2000 € di vestiti addosso; potrei interrogarvi sul perchè andate in palestra visto che io lo detesto, o come mai preferite uno smartphone ad un libro; ma non lo faccio, perchè quale che essa sia, è una vostra scelta, e non è scritto da nessuna parte che deve allinearsi con le mie di scelte. Potrebbe essere certamente una preziosa occasione di confronto e di crescita, ma vi assicuro che quello non è certamente il modo migliore di porsi per iniziare una discussione di questo tipo.

E infine, anche ammesso che abbiamo trovato il coraggio per sopportare i vostri sguardi vuoti e, peggio ancora, a tratti derisori, anche ammesso che abbiamo sorvolato sulla vostra scortesia e vi abbiamo risposto per condividere con voi i nostri interessi e la nostra passione... non c'è modo peggiore con cui potete decidere di concludere il discorso di “Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta...”

Perchè lì, signori, scatta il vaffanculo.

Passo, e chiudo.

sabato 22 ottobre 2011

Punto

Assumiamo di avere un parallelepipedo. Assumiamo che ci siano due osservatori, A e B. La faccia che guarda A è dipinta di bianco, quella che guarda B, di nero. Assumiamo che qualcuno che non si faccia gli affari suoi si prenda la briga di andare a chiedere ai due cosa vedono.
A dirà che vede un rettangolo bianco, B uno nero. Entrambi convinti, a ragione, della loro affermazione, potranno passare un'intera vita ad arrovellarsi per convincere l'uno della ragione dell'altro, senza cavarne un ragno dal buco. Pirandello docet. 

Ma non sempre va così. Non sempre è una questione di punti di vista: a volte ci sono semplicemente punti di vista giusti e punti di vista sbagliati. Discutetene quanto volete, provate a farmi cambiare idea, ma tanto non avrete successo. A volte si ha ragione, indiscutibilmente, dannatamente, assolutamente ragione

E allora, basta. Punto, a capo. Pagina nuova.
In pace con me stessa, con la coscienza pulita, solo con un po' di rammarico per motivi che giusto una troppo buona - ma ovviamente dipinta come grandissima stronza - si pone.

Passo, e chiudo.

domenica 2 ottobre 2011

Tempistica sbagliata

Perché la vita è tutta una questione di tempistica sbagliata, non ve ne siete mai accorti?

Sfilza di compiti in classe e sei sano come un pesce, non un colpo di tosse, e poi il primo giorno delle vacanze di Natale, via di broncopolmonite. E no, così non va. La povera Ariel si sarebbe volentieri risparmiata di tornare una sirena, se il sole non fosse tramontato nell'istante prima di quel bacio; per non parlare del principe di Cenerentola: non avrebbe provato scarpette a tutte le donne del reame se la mezzanotte non fosse stata così dannatamente puntuale. Eppure, il sole non è tramontato dopo, la mezzanotte è scoccata alle 00:00, e tu ti ammali durante le vacanze. Aspetti con ansia il weekend dopo una splendida settimana di sole sprecata sopra  i libri, e quando decidi di uscire a divertirti piove. Decidi di dedicare un fine settimana allo studio, e le temperature fanno registrare un'impennata da record.

Ma come si fa a capire il momento giusto per la scelta giusta?

Un ragazzo ti mostra interesse, tu pensi alle farfalle e quando ti accorgi che è l'uomo dei tuoi sogni, eccolo che non c'è più. E nove su dieci, e troppo tardi per tornare indietro. E rimani lì, a cercare una soluzione, e sterminare tutti gli esemplari di farfalle non ti sembra certo la scelta giusta: dopotutto, sono così graziose e colorate. Ti rimane solo da rimproverarti quanto tu sia stata sciocca, perché temporeggiare, o per meglio dire tirarsela, non sempre è il modo giusto per ottenere ciò che si vuole. 
Insomma, la vita non è RisiKo, per quanto ogni tanto sarebbe estremamente semplice se lo fosse.

Persone giuste al momento sbagliato, persone sbagliate al momento giusto. 
Morale della favola: non abbiamo mai quello che vogliamo quando lo vogliamo. 

E in più, noi donne siamo soggetti da galera: quando otteniamo ciò che vogliamo nel momento in cui lo vogliamo, ecco che non ci sta più bene, ed entriamo in un circolo vizioso dal quale non sappiamo come uscire, perché abbiamo la consapevolezza che gran parte della responsabilità sia solo nostra. Lunaticità, volubilità, non vanno certo d'accordo con una tempistica che ci decreta perdenti a tavolino.

E allora, ecco che io l'orologio lo metto 5 minuti avanti, non si sa mai!

Passo, e chiudo.

giovedì 15 settembre 2011

Ansia Preesame.

Tra mezz'ora ho un esame, e mi rendo conto che rivedere affannosamente gli appunti non mi è d'aiuto. Al momento l'unica sensazione che provo è quella di non sapere nulla, e comincio a confidare in un'ispirazione divina che mi illumini durante la prova e che mi porti magicamente a risolvere tutti gli esercizi. Tutti... Ok, almeno una parte! 

Vero è che E=mc^2, che stavolta con Einstein non c'entra nulla; semplicemente vuol dire "Esame = memoria * culo^2": se la matematica non è un'opinione, e si afferma con convinzione che non lo è, il culo incide più della memoria, e le mie misure non proprio da modella dovrebbero tornarmi utile, spero.

Quindi ci proviamo, vediamo che succede. Ma se anche stavolta non va, sarebbe estremamente saggio da parte mia chiedermi se non abbia fatto un enorme errore di valutazione al momento dell'iscrizione a Fisica, e se non debba fare una brusca inversione a U di freno a mano e andarmene a studiare mediazione linguistica. O lettere. O scienze delle merendine. Quello che volete!

Beh, presa da questi dubbi amletici me ne vado a prendere posto... la partita comincia, giochiamocela

Passo, e chiudo.

domenica 4 settembre 2011

La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.

Beh, siamo arrivati al fatidico momento: chiudersi in casa/biblioteca e buttare la chiave. Eh sì, perché mai uscire, divertirsi, stare in compagnia, collezionare albe quando puoi stare sopra i libri con il caldo, il sole, le belle giornate? Ah, sfido io a trovarsi in difficoltà di fronte a questa scelta!
Ma realisticamente va bene così, non posso certo dire di non essere stata brava a vivermi quest'estate due zero uno uno, alla quale, strano a dirsi, non è mancato nulla (o quasi).
Non starò qui a raccontarla, non perché non meriti, intendiamoci, ma solo perché già ho avuto modo di parlarne precedentemente.

Una particolare attenzione però va riservata ad un argomento che ha tenuto banco sbaragliando qualsiasi tipo di concorrenza, con un indice di ascolto a fatica registrabile: gli uomini.
Ora, il materiale didattico è stato davvero tanto (video, film, note trovate qua e la, esperienze personali), i dibattiti frequenti, appassionati e approfonditi, e la docenza che si è avvicendata nello svolgimento delle lezioni varia, competente e preparata. Quello che segue è il risultato di questo corso estivo intensivo dal titolo: 


“La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.”

Fin da piccola, ogni donna cresciuta a pane e Disney sogna il principe azzurro
Sogna Eric de "La Sirenetta", che affronta l'ira del mare pur di non separarsi dal suo amore, per quanto consapevole che le differenze tra loro siano insormontabili; sogna Filippo de "La Bella Addormentata",  prode cavaliere che con la sua spada affilata si fa strada tra i rovi e i labirinti della vita per svegliare da un sonno eterno la sua amata; sogna il Principe di "Cenerentola", che gira il mondo per trovarla, senza accontentarsi di quello che incontra sulla strada, perché lei è LEI, l'unica che lui vuole; sogna la Bestia de "La Bella e la Bestia", perché sotto quella maschera si nasconde l'amore più dolce e sconvolgente.

Poi cresce, si guarda intorno, e magari arrivata all'ormai quasi terzo anno di Fisica si pente amaramente di non aver scelto Giurisprudenza per poter denunciare per pubblicità ingannevole e danni morali la Disney. Perchè, ci dice anche Debora Villa, <<il principe azzurro non esiste: se ti arriva uno su un cavallo bianco con i leggings azzurri, è gay! Se era etero, veniva con una camicia a quadri ruttando>>. Ora, dovrete ammettere che è sicuramente più diffusa la seconda tipologia, piuttosto che la prima. Non a caso, a Camerino vige la tacita legge "Rutto libero, scoreggia dichiarata". Dunque, se così è, ed è evidente, perché ingannarci, e farci crescere con l'illusione di poter trovare qualcosa che NON esiste?
Ogni donna si pone questo dilemma e sa che non troverà mai una risposta, e anzi, sa che è totalmente inutile porsi il quesito: ormai il danno è fatto, e sarà inevitabile arrovellarsi alla ricerca del nostro principe azzurro. 
Fin qui, tutto, ahimè, abbastanza normale: non fa più notizia, è così dall'alba dei tempi.

Principe azzurro o meno, ci meritiamo qualcuno che ci stia accanto, ci protegga, ci consoli, ci sostenga, ci ami per i nostri pregi e difetti - se è difficile trovare un altro luogo comune... ecco, ci sono - ci trovi bella in tuta e struccata. Consce di ciò, puntiamo a trovarlo, questo qualcuno. O meglio, lavoriamo per farci trovare. Perché se per anni abbiamo creduto che sarebbe arrivato il nostro uomo su un cavallo bianco per portarci via al galoppo da tutti i nostri problemi, e poi abbiamo amaramente scoperto che così non è, almeno ci aspettiamo che, anche se a piedi, e anche senza salvarci da alcunché, sia comunque lui a cercarci. 

E quindi, via con le chiamate, i messaggi, e i perversi ragionamenti, quelli più pericolosi di tutti: "non chiamo perché aspetto che mi chiami", " non chiama, ma tanto chiamerà", "la sua è una tattica perché vuole che sia io a cercarlo",  "sai, esce da una situazione difficile, complicata", "ma sì dai, non è salito solo perché la mattina dopo aveva una riunione"
NOOO! Ferma, errore, stop, salvati finché sei in tempo. 

<<Tu non sei l'eccezione, sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d'aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono, e quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa. E tu, tu Donna, di mestiere fai l'avvocato, la commessa, la cameriera, l'insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l'attrice, la studentessa, non la crocerossina. Quindi, aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l'eguaglianza dei diritti, ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista. Tieniti lontana dagli uomini sposati, non lasceranno la moglie per te, meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell'amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l'eccezione. Tu sei la regola. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona: non hanno perso il tuo numero, non hanno investito un cane, non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un'altra, oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro, non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente: girano con un cartello appeso al collo, e la scritta "Ci stiamo frequentando". Quando la senti, scappa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l'arte dell'essere donna. Impara l'arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.>> (Tratto da "La verità è che non gli piaci abbastanza”) 

Seconda randellata sui denti: non solo non esiste il principe azzurro, ma tutti i significati nascosti che sottintendiamo in un messaggio non vengono capiti, e quelli che invece decifriamo non esistono proprio. Abbiamo da sempre costruito un mondo parallelo fatto di uomini dove un "Sono stanco" equivale a un "Fra noi le cose cominciano a non andare, credo ci siano dei problemi e che in qualche modo questa situazione vada risolta", quando invece vuol dire ESATTAMENTE "Sono stanco".
Ma la donna è donna, si rialza, se ne fa una ragione, cerca di trovare il giusto modo di porsi  di affrontare l'universo maschile. 
E di nuovo, fin qui, roba vecchia. 

Ma ecco che nel XXI sec. fa la prima apparizione nella società, con avvistamenti sempre più frequenti fino a rischiare di prendere il sopravvento sull'ecosistema nel quale si inserisce, una nuova forma di vita: "L'uomo con le mestruazioni".
Questo soggetto estremamente particolare, di cui ancora si sa troppo poco per poter affrontare con competenza il problema e sperare di trovare una qualche soluzione, manda completamente in tilt qualsiasi programma di elaborazione dati che la donna tanto ha faticato negli anni a mettere a punto, e, a onor del vero, rischia di essere una sua ennesima proiezione mentale. Non ci è infatti dato sapere se l’uomo con un ciclo perenne – soggetto quindi a ingestibili cambi d’umore, che una volta ti cerca come se fossi l’unica ragione della sua vita e la volta dopo ricorda a fatica il tuo nome – sia reale o solo un’altra interpretazione errata della realtà, ancora più perversa delle precedenti e destinata a trascinarci in un circolo vizioso dal quale, alla lunga, risulta impossibile uscire. I dati in nostro possesso, fin’ora, ci fanno protendere verso l’ammissione della reale esistenza di questo nuovo stadio evolutivo.

Il suddetto uomo ribalta le carte in tavola, sta ai nostri giochetti maliziosi, del dico non dico faccio non faccio, e quando ci si aspetterebbe che cacciasse gli attributi per prendersi ciò che sembra evidente voglia – noi – inaspettatamente ci rende vittima del nostro stesso gioco, divenendone l’imperscrutabile master. Spinge noi a parlare, noi a cercarlo, noi a fare il primo passo, quale che esso sia. Gioca sulla difensiva, punta a metterci in condizione di scoprirci senza alcuna sicurezza.
E a quel punto, iniziamo davvero a non sapere come comportarci, perché siamo ancora le donne di qualche riga sopra, cioè le donne a cui piace essere cercate, conquistate, e ci resta difficile sostituirci a loro nel più classico dei copioni. Soprattutto, perché non vogliamo.

Terza randellata sui denti? Forse. Le donne hanno sempre avuto il ciclo, sanno come gestirlo; e la cadenza è mensile, per di più. Gli uomini no, non possono permettersi anche questo, e come se non bastasse, continuativamente senza pause.
Stavolta ci viene richiesto uno sforzo in più: capire noi stesse, già compito arduo di suo, in versione maschile.

Insomma, non si finisce mai di accarezzare il sogno di qualcuno che ci prenda, ci dica quello che pensa, si innamori follemente di noi e ci faccia sentire le più belle e speciali, non si finisce mai di desiderare di vivere una favola. E parallelamente, di combattere contro questo strano universo maschile in continua evoluzione.

Perché finiamola con la storia che per capire noi donne ci vuole un libretto d’istruzione: in fondo in fondo, è sempre la Disney che vogliamo.

Passo, e chiudo.