...quest'idioma italiano.
Sì, perché stasera scendo in difesa della nostra meravigliosa lingua italiana.
Ammetto che sarebbe stata appropriata una piccola trattazione sulla sua storia: dal latino, al volgare toscano, all'italiano come oggi lo conosciamo; ma stasera proprio non ce la faccio: ho passato tutta la giornata - così come le precedenti - sopra i libri di Fisica della Materia/Meccanica quantistica (e lì, in effetti, di italiano non se ne vede molto), e non ho la forza né la lucidità mentale per fare un'approfondita ricerca.
E poi diciamocelo, non voglio difendere la lingua italiana per ciò che è stata - anche se, sicuramente, qualche parola in merito contribuirebbe a nobilitare ulteriormente la mia causa - ma per quello che è oggi: uno strumento con cui poter comunicare, ricco di parole dai plurimi significati, con una melodia e una grazia intrinseche che poche altre lingue hanno.
Ebbene, quello da cui voglio difenderla, stasera, per una volta, no, non è l'abbreviazione compulsiva e indiscriminata, né l'olocausto delle vocali, neanche la sostituzione coatta del per con la x e del ch con la k, non è il parlare per sigle incomprensibili tv1kdbxtlv e nemmeno lo scempio grammaticale al quale tutti noi siamo sempre più spesso così selvaggiamente sottoposti... no, stasera voglio difendere la lingua italiana... dall'INGLESE.
E non perché non sia fondamentale conoscerlo, e conoscerlo bene, ma perchè voi oggi non avete partecipato ad un meeting, ma ad una riunione; non avete fatto un brainstorming, avete collaborato con i vostri colleghi per trovare la soluzione ad un problema; non avete avuto una giornata full, la vostra è stata una giornata piena; non avete dato un feedback positivo, avete raccontato come qualcosa o qualcuno abbia fatto su di voi una buona impressione; non avete un background particolare, ma il vostro è stato un percorso fuori dall'ordinario.
Le soft skills sono le competenze trasversali; il Job's act è la riforma del lavoro, e la spending review è la revisione della spesa; un selfie è una foto che vi fate da soli; la mission di un'azienda rappresenta gli obbiettivi che questa si prefigge e il modo in cui tenta di perseguirli, e know-how significa competenze, cioè le conoscenze e le abilità che si richiedono per svolgere un lavoro; un workshop è un seminario di approfondimento, e potrei continuare ad elencare molti, troppi altri esempi.
Tante espressioni che oggi vanno per la maggiore, in realtà sono sempre state usate - badate bene, si lavorava anche prima della diffusione dell'inglese - solo che adesso, inglese è figo, inglese è bello, che che noia l'italiano, così obsoleto e provinciale.
Beh, io la vedo così: più h al posto giusto, cq, c o q corrette, apostrofi e accenti quando servono, verbi coniugati bene e punteggiatura come se piovesse. Poi, semmai, l'inglese.
Passo, e chiudo.
P.S. Ringrazio l'Ingegnere per le nostre preziose conversazioni prima di dormire, questo post è nato proprio da una di quelle!
Concordo alla grandissima con le tue parole, considerando il passato poi, dovrebbe essere il contrario, dovrebbe essere fico sostituire le parole delle varie lingue con quelle italiane. Se non c'era Roma metà del mondo stava ancora in grotta. Complimenti per le tue schegge, molto piacevoli da leggere, caio ciao.
RispondiEliminaTi ringrazio per i complimenti Carneade, mi fa piacere che ti siano piaciute queste "schegge". Ad ogni modo hai ragione, l'Italia ha avuto i più grandi in tutto (o quasi); è un peccato che si debbano usare i verbi al passato... Ciao a te!
RispondiElimina