sabato 22 ottobre 2011

Punto

Assumiamo di avere un parallelepipedo. Assumiamo che ci siano due osservatori, A e B. La faccia che guarda A è dipinta di bianco, quella che guarda B, di nero. Assumiamo che qualcuno che non si faccia gli affari suoi si prenda la briga di andare a chiedere ai due cosa vedono.
A dirà che vede un rettangolo bianco, B uno nero. Entrambi convinti, a ragione, della loro affermazione, potranno passare un'intera vita ad arrovellarsi per convincere l'uno della ragione dell'altro, senza cavarne un ragno dal buco. Pirandello docet. 

Ma non sempre va così. Non sempre è una questione di punti di vista: a volte ci sono semplicemente punti di vista giusti e punti di vista sbagliati. Discutetene quanto volete, provate a farmi cambiare idea, ma tanto non avrete successo. A volte si ha ragione, indiscutibilmente, dannatamente, assolutamente ragione

E allora, basta. Punto, a capo. Pagina nuova.
In pace con me stessa, con la coscienza pulita, solo con un po' di rammarico per motivi che giusto una troppo buona - ma ovviamente dipinta come grandissima stronza - si pone.

Passo, e chiudo.

domenica 2 ottobre 2011

Tempistica sbagliata

Perché la vita è tutta una questione di tempistica sbagliata, non ve ne siete mai accorti?

Sfilza di compiti in classe e sei sano come un pesce, non un colpo di tosse, e poi il primo giorno delle vacanze di Natale, via di broncopolmonite. E no, così non va. La povera Ariel si sarebbe volentieri risparmiata di tornare una sirena, se il sole non fosse tramontato nell'istante prima di quel bacio; per non parlare del principe di Cenerentola: non avrebbe provato scarpette a tutte le donne del reame se la mezzanotte non fosse stata così dannatamente puntuale. Eppure, il sole non è tramontato dopo, la mezzanotte è scoccata alle 00:00, e tu ti ammali durante le vacanze. Aspetti con ansia il weekend dopo una splendida settimana di sole sprecata sopra  i libri, e quando decidi di uscire a divertirti piove. Decidi di dedicare un fine settimana allo studio, e le temperature fanno registrare un'impennata da record.

Ma come si fa a capire il momento giusto per la scelta giusta?

Un ragazzo ti mostra interesse, tu pensi alle farfalle e quando ti accorgi che è l'uomo dei tuoi sogni, eccolo che non c'è più. E nove su dieci, e troppo tardi per tornare indietro. E rimani lì, a cercare una soluzione, e sterminare tutti gli esemplari di farfalle non ti sembra certo la scelta giusta: dopotutto, sono così graziose e colorate. Ti rimane solo da rimproverarti quanto tu sia stata sciocca, perché temporeggiare, o per meglio dire tirarsela, non sempre è il modo giusto per ottenere ciò che si vuole. 
Insomma, la vita non è RisiKo, per quanto ogni tanto sarebbe estremamente semplice se lo fosse.

Persone giuste al momento sbagliato, persone sbagliate al momento giusto. 
Morale della favola: non abbiamo mai quello che vogliamo quando lo vogliamo. 

E in più, noi donne siamo soggetti da galera: quando otteniamo ciò che vogliamo nel momento in cui lo vogliamo, ecco che non ci sta più bene, ed entriamo in un circolo vizioso dal quale non sappiamo come uscire, perché abbiamo la consapevolezza che gran parte della responsabilità sia solo nostra. Lunaticità, volubilità, non vanno certo d'accordo con una tempistica che ci decreta perdenti a tavolino.

E allora, ecco che io l'orologio lo metto 5 minuti avanti, non si sa mai!

Passo, e chiudo.

giovedì 15 settembre 2011

Ansia Preesame.

Tra mezz'ora ho un esame, e mi rendo conto che rivedere affannosamente gli appunti non mi è d'aiuto. Al momento l'unica sensazione che provo è quella di non sapere nulla, e comincio a confidare in un'ispirazione divina che mi illumini durante la prova e che mi porti magicamente a risolvere tutti gli esercizi. Tutti... Ok, almeno una parte! 

Vero è che E=mc^2, che stavolta con Einstein non c'entra nulla; semplicemente vuol dire "Esame = memoria * culo^2": se la matematica non è un'opinione, e si afferma con convinzione che non lo è, il culo incide più della memoria, e le mie misure non proprio da modella dovrebbero tornarmi utile, spero.

Quindi ci proviamo, vediamo che succede. Ma se anche stavolta non va, sarebbe estremamente saggio da parte mia chiedermi se non abbia fatto un enorme errore di valutazione al momento dell'iscrizione a Fisica, e se non debba fare una brusca inversione a U di freno a mano e andarmene a studiare mediazione linguistica. O lettere. O scienze delle merendine. Quello che volete!

Beh, presa da questi dubbi amletici me ne vado a prendere posto... la partita comincia, giochiamocela

Passo, e chiudo.

domenica 4 settembre 2011

La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.

Beh, siamo arrivati al fatidico momento: chiudersi in casa/biblioteca e buttare la chiave. Eh sì, perché mai uscire, divertirsi, stare in compagnia, collezionare albe quando puoi stare sopra i libri con il caldo, il sole, le belle giornate? Ah, sfido io a trovarsi in difficoltà di fronte a questa scelta!
Ma realisticamente va bene così, non posso certo dire di non essere stata brava a vivermi quest'estate due zero uno uno, alla quale, strano a dirsi, non è mancato nulla (o quasi).
Non starò qui a raccontarla, non perché non meriti, intendiamoci, ma solo perché già ho avuto modo di parlarne precedentemente.

Una particolare attenzione però va riservata ad un argomento che ha tenuto banco sbaragliando qualsiasi tipo di concorrenza, con un indice di ascolto a fatica registrabile: gli uomini.
Ora, il materiale didattico è stato davvero tanto (video, film, note trovate qua e la, esperienze personali), i dibattiti frequenti, appassionati e approfonditi, e la docenza che si è avvicendata nello svolgimento delle lezioni varia, competente e preparata. Quello che segue è il risultato di questo corso estivo intensivo dal titolo: 


“La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.”

Fin da piccola, ogni donna cresciuta a pane e Disney sogna il principe azzurro
Sogna Eric de "La Sirenetta", che affronta l'ira del mare pur di non separarsi dal suo amore, per quanto consapevole che le differenze tra loro siano insormontabili; sogna Filippo de "La Bella Addormentata",  prode cavaliere che con la sua spada affilata si fa strada tra i rovi e i labirinti della vita per svegliare da un sonno eterno la sua amata; sogna il Principe di "Cenerentola", che gira il mondo per trovarla, senza accontentarsi di quello che incontra sulla strada, perché lei è LEI, l'unica che lui vuole; sogna la Bestia de "La Bella e la Bestia", perché sotto quella maschera si nasconde l'amore più dolce e sconvolgente.

Poi cresce, si guarda intorno, e magari arrivata all'ormai quasi terzo anno di Fisica si pente amaramente di non aver scelto Giurisprudenza per poter denunciare per pubblicità ingannevole e danni morali la Disney. Perchè, ci dice anche Debora Villa, <<il principe azzurro non esiste: se ti arriva uno su un cavallo bianco con i leggings azzurri, è gay! Se era etero, veniva con una camicia a quadri ruttando>>. Ora, dovrete ammettere che è sicuramente più diffusa la seconda tipologia, piuttosto che la prima. Non a caso, a Camerino vige la tacita legge "Rutto libero, scoreggia dichiarata". Dunque, se così è, ed è evidente, perché ingannarci, e farci crescere con l'illusione di poter trovare qualcosa che NON esiste?
Ogni donna si pone questo dilemma e sa che non troverà mai una risposta, e anzi, sa che è totalmente inutile porsi il quesito: ormai il danno è fatto, e sarà inevitabile arrovellarsi alla ricerca del nostro principe azzurro. 
Fin qui, tutto, ahimè, abbastanza normale: non fa più notizia, è così dall'alba dei tempi.

Principe azzurro o meno, ci meritiamo qualcuno che ci stia accanto, ci protegga, ci consoli, ci sostenga, ci ami per i nostri pregi e difetti - se è difficile trovare un altro luogo comune... ecco, ci sono - ci trovi bella in tuta e struccata. Consce di ciò, puntiamo a trovarlo, questo qualcuno. O meglio, lavoriamo per farci trovare. Perché se per anni abbiamo creduto che sarebbe arrivato il nostro uomo su un cavallo bianco per portarci via al galoppo da tutti i nostri problemi, e poi abbiamo amaramente scoperto che così non è, almeno ci aspettiamo che, anche se a piedi, e anche senza salvarci da alcunché, sia comunque lui a cercarci. 

E quindi, via con le chiamate, i messaggi, e i perversi ragionamenti, quelli più pericolosi di tutti: "non chiamo perché aspetto che mi chiami", " non chiama, ma tanto chiamerà", "la sua è una tattica perché vuole che sia io a cercarlo",  "sai, esce da una situazione difficile, complicata", "ma sì dai, non è salito solo perché la mattina dopo aveva una riunione"
NOOO! Ferma, errore, stop, salvati finché sei in tempo. 

<<Tu non sei l'eccezione, sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d'aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono, e quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa. E tu, tu Donna, di mestiere fai l'avvocato, la commessa, la cameriera, l'insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l'attrice, la studentessa, non la crocerossina. Quindi, aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l'eguaglianza dei diritti, ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista. Tieniti lontana dagli uomini sposati, non lasceranno la moglie per te, meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell'amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l'eccezione. Tu sei la regola. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona: non hanno perso il tuo numero, non hanno investito un cane, non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un'altra, oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro, non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente: girano con un cartello appeso al collo, e la scritta "Ci stiamo frequentando". Quando la senti, scappa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l'arte dell'essere donna. Impara l'arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.>> (Tratto da "La verità è che non gli piaci abbastanza”) 

Seconda randellata sui denti: non solo non esiste il principe azzurro, ma tutti i significati nascosti che sottintendiamo in un messaggio non vengono capiti, e quelli che invece decifriamo non esistono proprio. Abbiamo da sempre costruito un mondo parallelo fatto di uomini dove un "Sono stanco" equivale a un "Fra noi le cose cominciano a non andare, credo ci siano dei problemi e che in qualche modo questa situazione vada risolta", quando invece vuol dire ESATTAMENTE "Sono stanco".
Ma la donna è donna, si rialza, se ne fa una ragione, cerca di trovare il giusto modo di porsi  di affrontare l'universo maschile. 
E di nuovo, fin qui, roba vecchia. 

Ma ecco che nel XXI sec. fa la prima apparizione nella società, con avvistamenti sempre più frequenti fino a rischiare di prendere il sopravvento sull'ecosistema nel quale si inserisce, una nuova forma di vita: "L'uomo con le mestruazioni".
Questo soggetto estremamente particolare, di cui ancora si sa troppo poco per poter affrontare con competenza il problema e sperare di trovare una qualche soluzione, manda completamente in tilt qualsiasi programma di elaborazione dati che la donna tanto ha faticato negli anni a mettere a punto, e, a onor del vero, rischia di essere una sua ennesima proiezione mentale. Non ci è infatti dato sapere se l’uomo con un ciclo perenne – soggetto quindi a ingestibili cambi d’umore, che una volta ti cerca come se fossi l’unica ragione della sua vita e la volta dopo ricorda a fatica il tuo nome – sia reale o solo un’altra interpretazione errata della realtà, ancora più perversa delle precedenti e destinata a trascinarci in un circolo vizioso dal quale, alla lunga, risulta impossibile uscire. I dati in nostro possesso, fin’ora, ci fanno protendere verso l’ammissione della reale esistenza di questo nuovo stadio evolutivo.

Il suddetto uomo ribalta le carte in tavola, sta ai nostri giochetti maliziosi, del dico non dico faccio non faccio, e quando ci si aspetterebbe che cacciasse gli attributi per prendersi ciò che sembra evidente voglia – noi – inaspettatamente ci rende vittima del nostro stesso gioco, divenendone l’imperscrutabile master. Spinge noi a parlare, noi a cercarlo, noi a fare il primo passo, quale che esso sia. Gioca sulla difensiva, punta a metterci in condizione di scoprirci senza alcuna sicurezza.
E a quel punto, iniziamo davvero a non sapere come comportarci, perché siamo ancora le donne di qualche riga sopra, cioè le donne a cui piace essere cercate, conquistate, e ci resta difficile sostituirci a loro nel più classico dei copioni. Soprattutto, perché non vogliamo.

Terza randellata sui denti? Forse. Le donne hanno sempre avuto il ciclo, sanno come gestirlo; e la cadenza è mensile, per di più. Gli uomini no, non possono permettersi anche questo, e come se non bastasse, continuativamente senza pause.
Stavolta ci viene richiesto uno sforzo in più: capire noi stesse, già compito arduo di suo, in versione maschile.

Insomma, non si finisce mai di accarezzare il sogno di qualcuno che ci prenda, ci dica quello che pensa, si innamori follemente di noi e ci faccia sentire le più belle e speciali, non si finisce mai di desiderare di vivere una favola. E parallelamente, di combattere contro questo strano universo maschile in continua evoluzione.

Perché finiamola con la storia che per capire noi donne ci vuole un libretto d’istruzione: in fondo in fondo, è sempre la Disney che vogliamo.

Passo, e chiudo.

mercoledì 31 agosto 2011

Lol

Oh, domani ho un esame.

Esilarante, se penso che domani mattina mi alzerò, guiderò la mia Pandina fino a Camerino, mi siederò nei banchi dell'aula H - o E, non so bene - per sostenere una prova sapendo di non essere in grado, mi alzerò per consegnare - o forse no, anzi, quasi sicuramente no - mangerò qualcosa in compagnia dei miei amati monti e tornerò mestamente verso casa, pronta (?!) a rimettermi sui libri, seriamente stavolta.

Altrimenti, tanto vale decidere di prendere confidenza con i prodotti per la pulizia della casa, o con i camion della nettezza urbana. Ma a me piace avere belle unghie, e non tradirei mai la mia Pandina, ergo vien da se che in qualche modo, da qualche parte, devo ritrovare un po' di voglia e concentrazione per dare questi dannatissimi esami e per cominciare un anno che sarebbe pensante anche senza dover affrontare quello spaventosissimo mostro che risponde al nome di Matematica nella sessione di dicembre.

E intanto, dico lol!

Passo, e chiudo.

Estate

Ogni estate che passa è una volta in più in cui guardi indietro e fai un bilancio. I bilanci, strani soggetti con cui più e più volte siamo costretti avere a che fare, senza volerlo magari, o consapevolmente, non importa. Quello che conta è che sono lì, esigono attenzione e concentrazione.

E allora, cosa vedo rivolgendo lo sguardo a quest'estate appena passata e non ancora del tutto finita?

Tante cose.

Tanti volti, per cominciare.
Amici di sempre, amici di ieri e nuovi personaggi più o meno esilaranti, più o meno interessanti, magari amici di domani, tutti indistintamente grandi compagni di una strana vacanza dalla realtà, rubata a fatica da una frenesia a volte insostenibile.

Tanti pensieri.
La vita che scorre e si diverte a disseminare la strada di ostacoli, e tu sei lì a chiederti se mai potrai mettere offline il sistema senza avere la paura di non riuscire a riprendere il filo del discorso.
Relazionarsi con gli altri non è facile, a volte quasi impossibile, avresti bisogno di entrare nella loro testa, e dato che non riesci a farlo con te stessa, sai benissimo senza ulteriori disquisizioni quanto sia un obbiettivo irrealizzabile. E allora pensi: cosa fare, cosa dire e quando, come comportarsi. E se riesci a dare alle tue azioni coerenza, non puoi davvero dare per scontato che la troverai ricambiata. Devi solo acquisire l'utile competenza di capire se vale la pena arrovellarsi per risolvere il rompicapo o lasciarlo insoluto e passare ad uno nuovo; ma anche questo, è tutto meno che facile. E quando lo diventa, magari non vuoi accettarlo, perché vorresti talmente tanto che tutto andasse secondo i tuoi desideri che ammettere altri percorsi richiede troppo sforzo, uno sforzo che magari non sei disposta a fare. Non per l'ennesima volta almeno.

Tante risate, soprattutto.
La spiaggia, la musica, l'acool, le albe, le tue pazze grandi amiche che condividono con te gioie e dolori. Esci di casa, esplori nuovi territori, vivi un po' all'arrembaggio improvvisando. E quando c'è improvvisazione c'è tutto: sì, organizziamo, facciamo, diciamo, ma alla fine è perdere qualsiasi treno che puoi perdere e partire con la macchina che rende davvero divertente una serata. E' andare a prelevare "perché non si sa mai", affrontando interminabili file al bancomat. E' proporre uno giro di bevute, un altro, un altro e un altro ancora, chi c'è c'è e che non c'è peggio per lui: poteva esserci. Sono i piedini nell'acqua dopo una serata con i tacchi, e tre vestitini a pois uno rosso, uno blu e uno bianco. Sono le giornate al mare dove in mancanza di ombra ti butti in mare, lo stesso mare dove all'alba trovi il coraggio di vincere il freddo. Sono le foto con gli sconosciuti e il rossetto sul colletto di una camicia. E' la doppia alba di ferragosto e sono i km a piedi che in due giorni hanno superato quelli fatti in una vita. E' un villino a Porto Recanati con l'amica di una vita un sabato pomeriggio. E' un caffè doppio quando credi di non sopportare più il sonno, ed è una birra fredda al punto giusto bevuta al momento giusto. E' un falò, e sono i panini preparati sulla spiaggia.
E' stare insieme, pronti a divertirsi, sempre.

E adesso questa strana, stranissima estate è agli sgoccioli, e la chiudiamo senza chiederci come va, perché domandare è lecito e rispondere è cortesia, ma se evitiamo di porci il quesito, evitiamo anche di inventare una risposta.

Ho deciso di non decidere, e di per sé è una bella decisione. So che arriverà il momento di decidere di decidere, ma lo lascerò alla stagione prossima.
Adesso, è ancora estate.
Adesso, ancora non decido.

Passo, e chiudo.

martedì 30 agosto 2011

Defrag


Giovedì 14 luglio 2011

E ti ritrovi a dare una rivista alle tue priorità, a ridimensionare e incasellare in maniera nuova quello che ti circonda secondo nuovi criteri. E' sempre difficile farlo, e soprattutto non sempre se ne ha voglia.

E' come un defrag. Hai dei file fissi, e a quelli non puoi fare niente; se li tocchi, poi non funziona più niente. Poi c'è uno stuolo di file rossi: sono i pezzetti frammentati della tua vita, eventi che accadono in modo talmente veloce che non fai in tempo a dar loro una giusta collocazione. Si accomodo nel primo posto libero che trovano, senza senso logico, senza ordine archivistico, e io, che do un ordine preciso anche alla rubrica del telefono, non li sopporto davvero. Allora prendo e sistemo tutto, e i file rossi diventano blu: i file contigui; sono ordinati in modo da ottimizzare spazio e prestazioni.

E va tutto bene, finchè non si verificano due tipi di eventi: o passa il tempo, e nuovi file vanno ad inserirsi negli spazi vuoti, e tutto si incasina di nuovo, o accade qualcosa di talmente imprevisto che basta da solo a distruggere tutto quell'ordine. La prima ipotesi è certamente più naturale della seconda: possiamo rappresentare il tempo come una retta orientata, tutto scorre in un solo verso,avanti, non indietro, e ogni sistema evolve verso il suo massimo stato di disordine; non possiamo sperare che file rossi diventino blu da soli, possiamo solo aspettarci che quelli blu abbiamo la peggio contro i rossi. La seconda invece ci coglie sempre impreparati.

E' una brusca frenata: per inerzia vorremmo rimanere al nostro posto, e invece siamo spinti in avanti contro la nostra volontà, maledette forze appartenti. Però non possiamo scegliere di rimanere al nostro posto a meno che non siamo avvertiti della frenata in anticipo - e anche in quel caso, risulta difficile - quello che possiamo fare è decidere cosa fare dopo: maledire l'autista per una guida troppo sportiva, ringraziarlo perchè per la sua prontezza di riflessi ha evitato un incidente, riaccomodarci al nostro posto come se nulla fosse accaduto.
Qualsiasi cosa, ma dobbiamo fare una scelta. E se scegliere cosa fare quando sei seduto dal lato passeggero di un'auto può essere facile, scegliere dopo le frenate della vita può non esserlo. In primo luogo, perchè potresti esserti stancata di queste frenate. Vorresti scendere, cambiare mezzo, addirittura andare a piedi. Ma non è possibile. E allora potresti non saper che fare. Da dove ricominciare per l'ennesima volta. E potresti trovarti in maggiore difficoltà se gli agenti esterni non ti aiutano: scegliere di andare a piedi in una bella gornata di sole può non essere poi tanto male, ma farlo durante una tormenta di neve può davvero essere impossibile.

Allora ti metti a pensare ad una soluzione. Un sofisticatissimo congegno per controllare le precipitazioni meteoreologiche, che, tradotto nella vita reale, equivarrebbe ad una macchina che ti permette di manovrare pensieri e azioni della gente che ti circonda? No, non esiste. E allora?

Un bel "nonlosononneholaminimaideaenonsopropriocosainventarmi" troneggia tutto intorno a te, e certo non è proprio il massimo come incoraggiamento.
E quindi? Boh, aspettiamo. Vediamo. Magari la tecnologia farà passi da gigante, magari qualcuno ti darà un passaggio, magari manderai a fanculo tutto e tutti, salirai te al volante e partirai senza paura.

E allora provi a fare un nuovo defrag, sperando che tutti quei brutti file rossi diventino presto blu.
Analisi del disco in corso: 0%...

Passo, e chiudo.

Start.

Ho sempre amato scrivere, e mi è sempre piaciuto assecondare questa passione condividendo con gli altri i miei pensieri, pur avendo la consapevolezza che magari non a tutti piace leggere fiumi di parole su questo o quell'altro argomento.

Però c'è da dire che scrivere è un po' come pensare, e non sempre se ne ha voglia.

Questo blog nasce oggi proprio per cogliere i momenti in cui l'ispirazione è sulla punta delle dita, senza pretese di costante continuità o di chissà quale aulicità.
E proprio perchè ora non è uno di quei momenti,

Passo, e chiudo.