Giovedì 14 luglio 2011
E ti ritrovi a dare una rivista alle tue priorità, a ridimensionare e incasellare in maniera nuova quello che ti circonda secondo nuovi criteri. E' sempre difficile farlo, e soprattutto non sempre se ne ha voglia.
E' come un defrag. Hai dei file fissi, e a quelli non puoi fare niente; se li tocchi, poi non funziona più niente. Poi c'è uno stuolo di file rossi: sono i pezzetti frammentati della tua vita, eventi che accadono in modo talmente veloce che non fai in tempo a dar loro una giusta collocazione. Si accomodo nel primo posto libero che trovano, senza senso logico, senza ordine archivistico, e io, che do un ordine preciso anche alla rubrica del telefono, non li sopporto davvero. Allora prendo e sistemo tutto, e i file rossi diventano blu: i file contigui; sono ordinati in modo da ottimizzare spazio e prestazioni.
E va tutto bene, finchè non si verificano due tipi di eventi: o passa il tempo, e nuovi file vanno ad inserirsi negli spazi vuoti, e tutto si incasina di nuovo, o accade qualcosa di talmente imprevisto che basta da solo a distruggere tutto quell'ordine. La prima ipotesi è certamente più naturale della seconda: possiamo rappresentare il tempo come una retta orientata, tutto scorre in un solo verso,avanti, non indietro, e ogni sistema evolve verso il suo massimo stato di disordine; non possiamo sperare che file rossi diventino blu da soli, possiamo solo aspettarci che quelli blu abbiamo la peggio contro i rossi. La seconda invece ci coglie sempre impreparati.
E' una brusca frenata: per inerzia vorremmo rimanere al nostro posto, e invece siamo spinti in avanti contro la nostra volontà, maledette forze appartenti. Però non possiamo scegliere di rimanere al nostro posto a meno che non siamo avvertiti della frenata in anticipo - e anche in quel caso, risulta difficile - quello che possiamo fare è decidere cosa fare dopo: maledire l'autista per una guida troppo sportiva, ringraziarlo perchè per la sua prontezza di riflessi ha evitato un incidente, riaccomodarci al nostro posto come se nulla fosse accaduto.
Qualsiasi cosa, ma dobbiamo fare una scelta. E se scegliere cosa fare quando sei seduto dal lato passeggero di un'auto può essere facile, scegliere dopo le frenate della vita può non esserlo. In primo luogo, perchè potresti esserti stancata di queste frenate. Vorresti scendere, cambiare mezzo, addirittura andare a piedi. Ma non è possibile. E allora potresti non saper che fare. Da dove ricominciare per l'ennesima volta. E potresti trovarti in maggiore difficoltà se gli agenti esterni non ti aiutano: scegliere di andare a piedi in una bella gornata di sole può non essere poi tanto male, ma farlo durante una tormenta di neve può davvero essere impossibile.
Allora ti metti a pensare ad una soluzione. Un sofisticatissimo congegno per controllare le precipitazioni meteoreologiche, che, tradotto nella vita reale, equivarrebbe ad una macchina che ti permette di manovrare pensieri e azioni della gente che ti circonda? No, non esiste. E allora?
Un bel "nonlosononneholaminimaideaenonsopropriocosainventarmi" troneggia tutto intorno a te, e certo non è proprio il massimo come incoraggiamento.
E quindi? Boh, aspettiamo. Vediamo. Magari la tecnologia farà passi da gigante, magari qualcuno ti darà un passaggio, magari manderai a fanculo tutto e tutti, salirai te al volante e partirai senza paura.
E allora provi a fare un nuovo defrag, sperando che tutti quei brutti file rossi diventino presto blu.
Analisi del disco in corso: 0%...
Passo, e chiudo.
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