martedì 28 ottobre 2014

Sempre caro mi fu...

...quest'idioma italiano.
Sì, perché stasera scendo in difesa della nostra meravigliosa lingua italiana.

Ammetto che sarebbe stata appropriata una piccola trattazione sulla sua storia: dal latino, al volgare toscano, all'italiano come oggi lo conosciamo; ma stasera proprio non ce la faccio: ho passato tutta la giornata - così come le precedenti - sopra i libri di Fisica della Materia/Meccanica quantistica (e lì, in effetti, di italiano non se ne vede molto), e non ho la forza né la lucidità mentale per fare un'approfondita ricerca.
E poi diciamocelo, non voglio difendere la lingua italiana per ciò che è stata - anche se, sicuramente, qualche parola in merito contribuirebbe a nobilitare ulteriormente la mia causa - ma per quello che è oggi: uno strumento con cui poter comunicare, ricco di parole dai plurimi significati, con una melodia e una grazia intrinseche che poche altre lingue hanno.

Ebbene, quello da cui voglio difenderla, stasera, per una volta, no, non è l'abbreviazione compulsiva e indiscriminata, né l'olocausto delle vocali, neanche la sostituzione coatta del per con la x e del ch con la k, non è il parlare per sigle incomprensibili tv1kdbxtlv e nemmeno lo scempio grammaticale al quale tutti noi siamo sempre più spesso così selvaggiamente sottoposti... no, stasera voglio difendere la lingua italiana... dall'INGLESE.

E non perché non sia fondamentale conoscerlo, e conoscerlo bene, ma perchè voi oggi non avete partecipato ad un meeting, ma ad una riunione; non avete fatto un brainstorming, avete collaborato con i vostri colleghi per trovare la soluzione ad un problema; non avete avuto una giornata full, la vostra è stata una giornata piena; non avete dato un feedback positivo, avete raccontato come qualcosa o qualcuno abbia fatto su di voi una buona impressione; non avete un background particolare, ma il vostro è stato un percorso fuori dall'ordinario.
Le soft skills sono le competenze trasversali; il Job's act è la riforma del lavoro, e la spending review è la revisione della spesa; un selfie è una foto che vi fate da soli; la mission di un'azienda rappresenta gli obbiettivi che questa si prefigge e il modo in cui tenta di perseguirli, e know-how significa competenze, cioè le conoscenze e le abilità che si richiedono per svolgere un lavoro; un workshop è un seminario di approfondimento, e potrei continuare ad elencare molti, troppi altri esempi.
Tante espressioni che oggi vanno per la maggiore, in realtà sono sempre state usate - badate bene, si lavorava anche prima della diffusione dell'inglese -  solo che adesso, inglese è figo, inglese è bello, che che noia l'italiano, così obsoleto e provinciale.

Beh, io la vedo così: più h al posto giusto, cq, c o q corrette, apostrofi e accenti quando servono, verbi coniugati bene e punteggiatura come se piovesse. Poi, semmai, l'inglese.

Passo, e chiudo.

P.S. Ringrazio l'Ingegnere per le nostre preziose conversazioni prima di dormire, questo post è nato proprio da una di quelle!

lunedì 20 ottobre 2014

Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta...

"Ma quindi, in pratica, 'sta meccanica quantistica... cos'è?"
Oppure, "Ma, alla fine, 'sta roba a che te serve?"
O ancora, "Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta..."
Se mi chiedessero di stilare una classifica delle domande più frequenti che ho ricevuto in questi ultimi 5 anni di fisica, queste vi rientrerebbero sicuramente, insieme all'onnipresente "Ma chi te l'ha fatto fa'?!".
Ebbene, premettendo che l'ultima questione me la sono posta io stessa svariate volte, e in tutta sincerità non credo che smetterò di farlo a breve, per il resto avrei delle riflessioni da fare.

Avete mai provato a chiedere ad un medico “Ma quindi, in pratica, 'sta colangite sclerosante primitiva... cos'è?” Probabilmente vi risponderà qualcosa del tipo “la colangite sclerosante primitiva è una malattia colestatica cronica caratterizzata da flogosi e fibrosi obliterativa dei dotti biliari intra e/o extraepatici.” Bene... avete capito qualcosa? Io no di certo, e a meno che non siate medici, credo nemmeno voi: il medico in questione dovrebbe spiegarvi cosa si intende per malattia colestatica cronica e dovrebbe dirvi cosa significa flogosi e fibrosi obliterativa, quantomeno. Perchè magari a capire, seppur vagamente, cosa sono i dotti biliari intra e/o extraepatici, ci arrivate da soli. 
E a quel punto sarebbe vostro imprescindibile obbligo morale ascoltare la sua risposta, perchè è stata una conseguenza alla vostra domanda. Ed è se non altro una questione di educazione ascoltare dopo aver chiesto. 
Quel medico non si è alzato la mattina con la voglia irrefrenabile di venire a cercarvi e allietarvi con la spiegazione della colangite sclerosante primitiva, certamente aveva meglio da fare.

Ecco, la stessa cosa vale per noi """scienziati"""(tra tante virgolette, perchè non c'è da allargasse troppo!): non si può rispondere ad una domanda del genere allo stesso modo di quando chiedete "Secondo te che mi metto?", "Guarda, fuori è fresco, metti una maglia e porta una giacca, per sicurezza". Ci sono dietro concetti un pelo più complessi, che non si possono riassumere in due parole. E diciamocelo francamente, il vostro più totale disinteresse quando parliamo – fidatevi, è evidente: sguardi al cielo, sbadigli mal celati, improvvisa incapacità di rimare fermi al vostro posto, rinnovato ingegno nel trovare un modo per introdurvi nel discorso e cambiare argomento – non ci sprona a cercare di trovare parole semplici e comprensibili, per quanto possibile, per farvi familiarizzare con qualche concetto; quando noi, ironia della sorte, saremmo ben lieti di farlo.

Prendiamo ad esempio un umanista: “Ma, alla fine, 'sta roba a che te serve?” Parliamoci chiaro, a nulla di pratico. I nostri nonni, meglio ancora i nonni dei nostri nonni, che magari lavoravano i campi, ignoravano qualsiasi interpretazione di poesia o prosa, probabilmente non potevano tener banco al pranzo della domenica con dissertazioni sul ruolo della luce nel Paradiso di Dante, e sicuramente non potevano infiammarsi su diatribe circa il riscatto o meno leopardiano ne “La ginestra”; non conoscevano la letteratura straniera, né la filosofia; nessuno gli ha mai spiegato cosa sia il noumeno, o l'io, l'es e il super io; eppure vivevano la loro vita portando in tavola i frutti della loro terra, circondati da figli e nipoti, e morivano sereni. E con ciò? Non foss'altro serva ad assecondare una passione, la vostra è una domanda inappropriata, inopportuna, indelicata.

Personalmente potrei chiedervi a che vi serve sfasciarvi ogni sabato sera fino a non ricordare più chi siete, o quale utilità possa avere andare in giro con 2000 € di vestiti addosso; potrei interrogarvi sul perchè andate in palestra visto che io lo detesto, o come mai preferite uno smartphone ad un libro; ma non lo faccio, perchè quale che essa sia, è una vostra scelta, e non è scritto da nessuna parte che deve allinearsi con le mie di scelte. Potrebbe essere certamente una preziosa occasione di confronto e di crescita, ma vi assicuro che quello non è certamente il modo migliore di porsi per iniziare una discussione di questo tipo.

E infine, anche ammesso che abbiamo trovato il coraggio per sopportare i vostri sguardi vuoti e, peggio ancora, a tratti derisori, anche ammesso che abbiamo sorvolato sulla vostra scortesia e vi abbiamo risposto per condividere con voi i nostri interessi e la nostra passione... non c'è modo peggiore con cui potete decidere di concludere il discorso di “Ah, se lo dici tu. A me fisica non m'è mai piaciuta...”

Perchè lì, signori, scatta il vaffanculo.

Passo, e chiudo.