giovedì 15 settembre 2011

Ansia Preesame.

Tra mezz'ora ho un esame, e mi rendo conto che rivedere affannosamente gli appunti non mi è d'aiuto. Al momento l'unica sensazione che provo è quella di non sapere nulla, e comincio a confidare in un'ispirazione divina che mi illumini durante la prova e che mi porti magicamente a risolvere tutti gli esercizi. Tutti... Ok, almeno una parte! 

Vero è che E=mc^2, che stavolta con Einstein non c'entra nulla; semplicemente vuol dire "Esame = memoria * culo^2": se la matematica non è un'opinione, e si afferma con convinzione che non lo è, il culo incide più della memoria, e le mie misure non proprio da modella dovrebbero tornarmi utile, spero.

Quindi ci proviamo, vediamo che succede. Ma se anche stavolta non va, sarebbe estremamente saggio da parte mia chiedermi se non abbia fatto un enorme errore di valutazione al momento dell'iscrizione a Fisica, e se non debba fare una brusca inversione a U di freno a mano e andarmene a studiare mediazione linguistica. O lettere. O scienze delle merendine. Quello che volete!

Beh, presa da questi dubbi amletici me ne vado a prendere posto... la partita comincia, giochiamocela

Passo, e chiudo.

domenica 4 settembre 2011

La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.

Beh, siamo arrivati al fatidico momento: chiudersi in casa/biblioteca e buttare la chiave. Eh sì, perché mai uscire, divertirsi, stare in compagnia, collezionare albe quando puoi stare sopra i libri con il caldo, il sole, le belle giornate? Ah, sfido io a trovarsi in difficoltà di fronte a questa scelta!
Ma realisticamente va bene così, non posso certo dire di non essere stata brava a vivermi quest'estate due zero uno uno, alla quale, strano a dirsi, non è mancato nulla (o quasi).
Non starò qui a raccontarla, non perché non meriti, intendiamoci, ma solo perché già ho avuto modo di parlarne precedentemente.

Una particolare attenzione però va riservata ad un argomento che ha tenuto banco sbaragliando qualsiasi tipo di concorrenza, con un indice di ascolto a fatica registrabile: gli uomini.
Ora, il materiale didattico è stato davvero tanto (video, film, note trovate qua e la, esperienze personali), i dibattiti frequenti, appassionati e approfonditi, e la docenza che si è avvicendata nello svolgimento delle lezioni varia, competente e preparata. Quello che segue è il risultato di questo corso estivo intensivo dal titolo: 


“La Disney, i cavernicoli e… l’uomo con le mestruazioni.”

Fin da piccola, ogni donna cresciuta a pane e Disney sogna il principe azzurro
Sogna Eric de "La Sirenetta", che affronta l'ira del mare pur di non separarsi dal suo amore, per quanto consapevole che le differenze tra loro siano insormontabili; sogna Filippo de "La Bella Addormentata",  prode cavaliere che con la sua spada affilata si fa strada tra i rovi e i labirinti della vita per svegliare da un sonno eterno la sua amata; sogna il Principe di "Cenerentola", che gira il mondo per trovarla, senza accontentarsi di quello che incontra sulla strada, perché lei è LEI, l'unica che lui vuole; sogna la Bestia de "La Bella e la Bestia", perché sotto quella maschera si nasconde l'amore più dolce e sconvolgente.

Poi cresce, si guarda intorno, e magari arrivata all'ormai quasi terzo anno di Fisica si pente amaramente di non aver scelto Giurisprudenza per poter denunciare per pubblicità ingannevole e danni morali la Disney. Perchè, ci dice anche Debora Villa, <<il principe azzurro non esiste: se ti arriva uno su un cavallo bianco con i leggings azzurri, è gay! Se era etero, veniva con una camicia a quadri ruttando>>. Ora, dovrete ammettere che è sicuramente più diffusa la seconda tipologia, piuttosto che la prima. Non a caso, a Camerino vige la tacita legge "Rutto libero, scoreggia dichiarata". Dunque, se così è, ed è evidente, perché ingannarci, e farci crescere con l'illusione di poter trovare qualcosa che NON esiste?
Ogni donna si pone questo dilemma e sa che non troverà mai una risposta, e anzi, sa che è totalmente inutile porsi il quesito: ormai il danno è fatto, e sarà inevitabile arrovellarsi alla ricerca del nostro principe azzurro. 
Fin qui, tutto, ahimè, abbastanza normale: non fa più notizia, è così dall'alba dei tempi.

Principe azzurro o meno, ci meritiamo qualcuno che ci stia accanto, ci protegga, ci consoli, ci sostenga, ci ami per i nostri pregi e difetti - se è difficile trovare un altro luogo comune... ecco, ci sono - ci trovi bella in tuta e struccata. Consce di ciò, puntiamo a trovarlo, questo qualcuno. O meglio, lavoriamo per farci trovare. Perché se per anni abbiamo creduto che sarebbe arrivato il nostro uomo su un cavallo bianco per portarci via al galoppo da tutti i nostri problemi, e poi abbiamo amaramente scoperto che così non è, almeno ci aspettiamo che, anche se a piedi, e anche senza salvarci da alcunché, sia comunque lui a cercarci. 

E quindi, via con le chiamate, i messaggi, e i perversi ragionamenti, quelli più pericolosi di tutti: "non chiamo perché aspetto che mi chiami", " non chiama, ma tanto chiamerà", "la sua è una tattica perché vuole che sia io a cercarlo",  "sai, esce da una situazione difficile, complicata", "ma sì dai, non è salito solo perché la mattina dopo aveva una riunione"
NOOO! Ferma, errore, stop, salvati finché sei in tempo. 

<<Tu non sei l'eccezione, sei la regola. E la regola dice che se un uomo non ti chiama, è perché non vuole chiamarti. Se ti tratta come se non gliene fregasse un cazzo, è perché non gliene frega un cazzo. Se ti tradisce, è perché non gli piaci abbastanza. Non esistono uomini spaventati, confusi, disillusi. Non esistono uomini tragicamente segnati dalle passate esperienze, bisognosi d'aiuto, bisognosi di tempo. Gli uomini si dividono in due categorie soltanto: quelli che ti vogliono, e quelli che non ti vogliono. Tutto il resto è una scusa. E tu, tu Donna, di mestiere fai l'avvocato, la commessa, la cameriera, l'insegnante, la casalinga, la commercialista, la modella, la ragioniera, l'attrice, la studentessa, non la crocerossina. Quindi, aspetta che sia lui a chiederti di uscire. Perché va bene la parità dei sessi, le quote rosa, e l'eguaglianza dei diritti, ma i tempi non sono poi così cambiati. Gli uomini restano pur sempre dei cavernicoli, sia pure incravattati, e come tali adorano il sapore della conquista. Tieniti lontana dagli uomini sposati, non lasceranno la moglie per te, meno che mai lasceranno i figli per te. E non credere alla storia dell'amica della sorella di tua cugina, appena convolata a nozze con quello divorziato. Tu non sei l'eccezione. Tu sei la regola. Al bando quelli che ti costringono ad aspettare ore accanto ad un telefono che non suona: non hanno perso il tuo numero, non hanno investito un cane, non hanno appena scoperto di avere un tumore alla prostata. Probabilmente sono al telefono con un'altra, oppure sono gay. Fanculo quelli che non declinano i verbi al futuro, non sono analfabeti. Semplicemente non vogliono impegnarsi. Perché non gli piaci abbastanza. Li riconosci facilmente: girano con un cartello appeso al collo, e la scritta "Ci stiamo frequentando". Quando la senti, scappa. Non consumare le tue belle scarpe nuove (e neppure quelle vecchie) per correre dietro un uomo che non ti vuole. Usale, piuttosto, per prenderlo a calci in culo. Impara l'arte dell'essere donna. Impara l'arte di ottenere dagli uomini quello che desideri, non sbattendo i piedini, ma facendogli credere che siano stati loro a decidere. Impara a scegliere, invece che essere scelta.>> (Tratto da "La verità è che non gli piaci abbastanza”) 

Seconda randellata sui denti: non solo non esiste il principe azzurro, ma tutti i significati nascosti che sottintendiamo in un messaggio non vengono capiti, e quelli che invece decifriamo non esistono proprio. Abbiamo da sempre costruito un mondo parallelo fatto di uomini dove un "Sono stanco" equivale a un "Fra noi le cose cominciano a non andare, credo ci siano dei problemi e che in qualche modo questa situazione vada risolta", quando invece vuol dire ESATTAMENTE "Sono stanco".
Ma la donna è donna, si rialza, se ne fa una ragione, cerca di trovare il giusto modo di porsi  di affrontare l'universo maschile. 
E di nuovo, fin qui, roba vecchia. 

Ma ecco che nel XXI sec. fa la prima apparizione nella società, con avvistamenti sempre più frequenti fino a rischiare di prendere il sopravvento sull'ecosistema nel quale si inserisce, una nuova forma di vita: "L'uomo con le mestruazioni".
Questo soggetto estremamente particolare, di cui ancora si sa troppo poco per poter affrontare con competenza il problema e sperare di trovare una qualche soluzione, manda completamente in tilt qualsiasi programma di elaborazione dati che la donna tanto ha faticato negli anni a mettere a punto, e, a onor del vero, rischia di essere una sua ennesima proiezione mentale. Non ci è infatti dato sapere se l’uomo con un ciclo perenne – soggetto quindi a ingestibili cambi d’umore, che una volta ti cerca come se fossi l’unica ragione della sua vita e la volta dopo ricorda a fatica il tuo nome – sia reale o solo un’altra interpretazione errata della realtà, ancora più perversa delle precedenti e destinata a trascinarci in un circolo vizioso dal quale, alla lunga, risulta impossibile uscire. I dati in nostro possesso, fin’ora, ci fanno protendere verso l’ammissione della reale esistenza di questo nuovo stadio evolutivo.

Il suddetto uomo ribalta le carte in tavola, sta ai nostri giochetti maliziosi, del dico non dico faccio non faccio, e quando ci si aspetterebbe che cacciasse gli attributi per prendersi ciò che sembra evidente voglia – noi – inaspettatamente ci rende vittima del nostro stesso gioco, divenendone l’imperscrutabile master. Spinge noi a parlare, noi a cercarlo, noi a fare il primo passo, quale che esso sia. Gioca sulla difensiva, punta a metterci in condizione di scoprirci senza alcuna sicurezza.
E a quel punto, iniziamo davvero a non sapere come comportarci, perché siamo ancora le donne di qualche riga sopra, cioè le donne a cui piace essere cercate, conquistate, e ci resta difficile sostituirci a loro nel più classico dei copioni. Soprattutto, perché non vogliamo.

Terza randellata sui denti? Forse. Le donne hanno sempre avuto il ciclo, sanno come gestirlo; e la cadenza è mensile, per di più. Gli uomini no, non possono permettersi anche questo, e come se non bastasse, continuativamente senza pause.
Stavolta ci viene richiesto uno sforzo in più: capire noi stesse, già compito arduo di suo, in versione maschile.

Insomma, non si finisce mai di accarezzare il sogno di qualcuno che ci prenda, ci dica quello che pensa, si innamori follemente di noi e ci faccia sentire le più belle e speciali, non si finisce mai di desiderare di vivere una favola. E parallelamente, di combattere contro questo strano universo maschile in continua evoluzione.

Perché finiamola con la storia che per capire noi donne ci vuole un libretto d’istruzione: in fondo in fondo, è sempre la Disney che vogliamo.

Passo, e chiudo.