Ogni estate che passa è una volta in più in cui guardi indietro e fai un bilancio. I bilanci, strani soggetti con cui più e più volte siamo costretti avere a che fare, senza volerlo magari, o consapevolmente, non importa. Quello che conta è che sono lì, esigono attenzione e concentrazione.
E allora, cosa vedo rivolgendo lo sguardo a quest'estate appena passata e non ancora del tutto finita?
Tante cose.
Tanti volti, per cominciare.
Amici di sempre, amici di ieri e nuovi personaggi più o meno esilaranti, più o meno interessanti, magari amici di domani, tutti indistintamente grandi compagni di una strana vacanza dalla realtà, rubata a fatica da una frenesia a volte insostenibile.
Tanti pensieri.
La vita che scorre e si diverte a disseminare la strada di ostacoli, e tu sei lì a chiederti se mai potrai mettere offline il sistema senza avere la paura di non riuscire a riprendere il filo del discorso.
Relazionarsi con gli altri non è facile, a volte quasi impossibile, avresti bisogno di entrare nella loro testa, e dato che non riesci a farlo con te stessa, sai benissimo senza ulteriori disquisizioni quanto sia un obbiettivo irrealizzabile. E allora pensi: cosa fare, cosa dire e quando, come comportarsi. E se riesci a dare alle tue azioni coerenza, non puoi davvero dare per scontato che la troverai ricambiata. Devi solo acquisire l'utile competenza di capire se vale la pena arrovellarsi per risolvere il rompicapo o lasciarlo insoluto e passare ad uno nuovo; ma anche questo, è tutto meno che facile. E quando lo diventa, magari non vuoi accettarlo, perché vorresti talmente tanto che tutto andasse secondo i tuoi desideri che ammettere altri percorsi richiede troppo sforzo, uno sforzo che magari non sei disposta a fare. Non per l'ennesima volta almeno.
Tante risate, soprattutto.
La spiaggia, la musica, l'acool, le albe, le tue pazze grandi amiche che condividono con te gioie e dolori. Esci di casa, esplori nuovi territori, vivi un po' all'arrembaggio improvvisando. E quando c'è improvvisazione c'è tutto: sì, organizziamo, facciamo, diciamo, ma alla fine è perdere qualsiasi treno che puoi perdere e partire con la macchina che rende davvero divertente una serata. E' andare a prelevare "perché non si sa mai", affrontando interminabili file al bancomat. E' proporre uno giro di bevute, un altro, un altro e un altro ancora, chi c'è c'è e che non c'è peggio per lui: poteva esserci. Sono i piedini nell'acqua dopo una serata con i tacchi, e tre vestitini a pois uno rosso, uno blu e uno bianco. Sono le giornate al mare dove in mancanza di ombra ti butti in mare, lo stesso mare dove all'alba trovi il coraggio di vincere il freddo. Sono le foto con gli sconosciuti e il rossetto sul colletto di una camicia. E' la doppia alba di ferragosto e sono i km a piedi che in due giorni hanno superato quelli fatti in una vita. E' un villino a Porto Recanati con l'amica di una vita un sabato pomeriggio. E' un caffè doppio quando credi di non sopportare più il sonno, ed è una birra fredda al punto giusto bevuta al momento giusto. E' un falò, e sono i panini preparati sulla spiaggia.
E' stare insieme, pronti a divertirsi, sempre.
E adesso questa strana, stranissima estate è agli sgoccioli, e la chiudiamo senza chiederci come va, perché domandare è lecito e rispondere è cortesia, ma se evitiamo di porci il quesito, evitiamo anche di inventare una risposta.
Ho deciso di non decidere, e di per sé è una bella decisione. So che arriverà il momento di decidere di decidere, ma lo lascerò alla stagione prossima.
Adesso, è ancora estate.
Adesso, ancora non decido.
Passo, e chiudo.