mercoledì 31 agosto 2011

Lol

Oh, domani ho un esame.

Esilarante, se penso che domani mattina mi alzerò, guiderò la mia Pandina fino a Camerino, mi siederò nei banchi dell'aula H - o E, non so bene - per sostenere una prova sapendo di non essere in grado, mi alzerò per consegnare - o forse no, anzi, quasi sicuramente no - mangerò qualcosa in compagnia dei miei amati monti e tornerò mestamente verso casa, pronta (?!) a rimettermi sui libri, seriamente stavolta.

Altrimenti, tanto vale decidere di prendere confidenza con i prodotti per la pulizia della casa, o con i camion della nettezza urbana. Ma a me piace avere belle unghie, e non tradirei mai la mia Pandina, ergo vien da se che in qualche modo, da qualche parte, devo ritrovare un po' di voglia e concentrazione per dare questi dannatissimi esami e per cominciare un anno che sarebbe pensante anche senza dover affrontare quello spaventosissimo mostro che risponde al nome di Matematica nella sessione di dicembre.

E intanto, dico lol!

Passo, e chiudo.

Estate

Ogni estate che passa è una volta in più in cui guardi indietro e fai un bilancio. I bilanci, strani soggetti con cui più e più volte siamo costretti avere a che fare, senza volerlo magari, o consapevolmente, non importa. Quello che conta è che sono lì, esigono attenzione e concentrazione.

E allora, cosa vedo rivolgendo lo sguardo a quest'estate appena passata e non ancora del tutto finita?

Tante cose.

Tanti volti, per cominciare.
Amici di sempre, amici di ieri e nuovi personaggi più o meno esilaranti, più o meno interessanti, magari amici di domani, tutti indistintamente grandi compagni di una strana vacanza dalla realtà, rubata a fatica da una frenesia a volte insostenibile.

Tanti pensieri.
La vita che scorre e si diverte a disseminare la strada di ostacoli, e tu sei lì a chiederti se mai potrai mettere offline il sistema senza avere la paura di non riuscire a riprendere il filo del discorso.
Relazionarsi con gli altri non è facile, a volte quasi impossibile, avresti bisogno di entrare nella loro testa, e dato che non riesci a farlo con te stessa, sai benissimo senza ulteriori disquisizioni quanto sia un obbiettivo irrealizzabile. E allora pensi: cosa fare, cosa dire e quando, come comportarsi. E se riesci a dare alle tue azioni coerenza, non puoi davvero dare per scontato che la troverai ricambiata. Devi solo acquisire l'utile competenza di capire se vale la pena arrovellarsi per risolvere il rompicapo o lasciarlo insoluto e passare ad uno nuovo; ma anche questo, è tutto meno che facile. E quando lo diventa, magari non vuoi accettarlo, perché vorresti talmente tanto che tutto andasse secondo i tuoi desideri che ammettere altri percorsi richiede troppo sforzo, uno sforzo che magari non sei disposta a fare. Non per l'ennesima volta almeno.

Tante risate, soprattutto.
La spiaggia, la musica, l'acool, le albe, le tue pazze grandi amiche che condividono con te gioie e dolori. Esci di casa, esplori nuovi territori, vivi un po' all'arrembaggio improvvisando. E quando c'è improvvisazione c'è tutto: sì, organizziamo, facciamo, diciamo, ma alla fine è perdere qualsiasi treno che puoi perdere e partire con la macchina che rende davvero divertente una serata. E' andare a prelevare "perché non si sa mai", affrontando interminabili file al bancomat. E' proporre uno giro di bevute, un altro, un altro e un altro ancora, chi c'è c'è e che non c'è peggio per lui: poteva esserci. Sono i piedini nell'acqua dopo una serata con i tacchi, e tre vestitini a pois uno rosso, uno blu e uno bianco. Sono le giornate al mare dove in mancanza di ombra ti butti in mare, lo stesso mare dove all'alba trovi il coraggio di vincere il freddo. Sono le foto con gli sconosciuti e il rossetto sul colletto di una camicia. E' la doppia alba di ferragosto e sono i km a piedi che in due giorni hanno superato quelli fatti in una vita. E' un villino a Porto Recanati con l'amica di una vita un sabato pomeriggio. E' un caffè doppio quando credi di non sopportare più il sonno, ed è una birra fredda al punto giusto bevuta al momento giusto. E' un falò, e sono i panini preparati sulla spiaggia.
E' stare insieme, pronti a divertirsi, sempre.

E adesso questa strana, stranissima estate è agli sgoccioli, e la chiudiamo senza chiederci come va, perché domandare è lecito e rispondere è cortesia, ma se evitiamo di porci il quesito, evitiamo anche di inventare una risposta.

Ho deciso di non decidere, e di per sé è una bella decisione. So che arriverà il momento di decidere di decidere, ma lo lascerò alla stagione prossima.
Adesso, è ancora estate.
Adesso, ancora non decido.

Passo, e chiudo.

martedì 30 agosto 2011

Defrag


Giovedì 14 luglio 2011

E ti ritrovi a dare una rivista alle tue priorità, a ridimensionare e incasellare in maniera nuova quello che ti circonda secondo nuovi criteri. E' sempre difficile farlo, e soprattutto non sempre se ne ha voglia.

E' come un defrag. Hai dei file fissi, e a quelli non puoi fare niente; se li tocchi, poi non funziona più niente. Poi c'è uno stuolo di file rossi: sono i pezzetti frammentati della tua vita, eventi che accadono in modo talmente veloce che non fai in tempo a dar loro una giusta collocazione. Si accomodo nel primo posto libero che trovano, senza senso logico, senza ordine archivistico, e io, che do un ordine preciso anche alla rubrica del telefono, non li sopporto davvero. Allora prendo e sistemo tutto, e i file rossi diventano blu: i file contigui; sono ordinati in modo da ottimizzare spazio e prestazioni.

E va tutto bene, finchè non si verificano due tipi di eventi: o passa il tempo, e nuovi file vanno ad inserirsi negli spazi vuoti, e tutto si incasina di nuovo, o accade qualcosa di talmente imprevisto che basta da solo a distruggere tutto quell'ordine. La prima ipotesi è certamente più naturale della seconda: possiamo rappresentare il tempo come una retta orientata, tutto scorre in un solo verso,avanti, non indietro, e ogni sistema evolve verso il suo massimo stato di disordine; non possiamo sperare che file rossi diventino blu da soli, possiamo solo aspettarci che quelli blu abbiamo la peggio contro i rossi. La seconda invece ci coglie sempre impreparati.

E' una brusca frenata: per inerzia vorremmo rimanere al nostro posto, e invece siamo spinti in avanti contro la nostra volontà, maledette forze appartenti. Però non possiamo scegliere di rimanere al nostro posto a meno che non siamo avvertiti della frenata in anticipo - e anche in quel caso, risulta difficile - quello che possiamo fare è decidere cosa fare dopo: maledire l'autista per una guida troppo sportiva, ringraziarlo perchè per la sua prontezza di riflessi ha evitato un incidente, riaccomodarci al nostro posto come se nulla fosse accaduto.
Qualsiasi cosa, ma dobbiamo fare una scelta. E se scegliere cosa fare quando sei seduto dal lato passeggero di un'auto può essere facile, scegliere dopo le frenate della vita può non esserlo. In primo luogo, perchè potresti esserti stancata di queste frenate. Vorresti scendere, cambiare mezzo, addirittura andare a piedi. Ma non è possibile. E allora potresti non saper che fare. Da dove ricominciare per l'ennesima volta. E potresti trovarti in maggiore difficoltà se gli agenti esterni non ti aiutano: scegliere di andare a piedi in una bella gornata di sole può non essere poi tanto male, ma farlo durante una tormenta di neve può davvero essere impossibile.

Allora ti metti a pensare ad una soluzione. Un sofisticatissimo congegno per controllare le precipitazioni meteoreologiche, che, tradotto nella vita reale, equivarrebbe ad una macchina che ti permette di manovrare pensieri e azioni della gente che ti circonda? No, non esiste. E allora?

Un bel "nonlosononneholaminimaideaenonsopropriocosainventarmi" troneggia tutto intorno a te, e certo non è proprio il massimo come incoraggiamento.
E quindi? Boh, aspettiamo. Vediamo. Magari la tecnologia farà passi da gigante, magari qualcuno ti darà un passaggio, magari manderai a fanculo tutto e tutti, salirai te al volante e partirai senza paura.

E allora provi a fare un nuovo defrag, sperando che tutti quei brutti file rossi diventino presto blu.
Analisi del disco in corso: 0%...

Passo, e chiudo.

Start.

Ho sempre amato scrivere, e mi è sempre piaciuto assecondare questa passione condividendo con gli altri i miei pensieri, pur avendo la consapevolezza che magari non a tutti piace leggere fiumi di parole su questo o quell'altro argomento.

Però c'è da dire che scrivere è un po' come pensare, e non sempre se ne ha voglia.

Questo blog nasce oggi proprio per cogliere i momenti in cui l'ispirazione è sulla punta delle dita, senza pretese di costante continuità o di chissà quale aulicità.
E proprio perchè ora non è uno di quei momenti,

Passo, e chiudo.